
Cieco per una lesione ai nervi ottici e zoppo per le ferite alla schiena e al fianco, alla fine della seconda guerra mondiale, mi sono trovato ad affrontare un futuro quasi inesistente. Il mio stato di servizio dichiara: “Quest’ufficiale non mostra tendenze nevrotiche o psicotiche di alcun tipo”, ma aggiunge anche: “Invalidità fisica permanente”.
E così ecco arrivare un nuovo colpo... fui abbandonato dai familiari e dagli amici, che mi ritenevano uno storpio senza speranza e un probabile peso che avrebbero dovuto sopportare per il resto dei miei giorni.
Eppure in meno di due anni mi rimisi in forze e in piena salute usando solo quello che conoscevo e che ero riuscito a determinare a proposito dell’uomo e della sua relazione con l’universo. Non c’era nessuno che mi aiutasse, quel che mi occorreva sapere dovetti scoprirlo da solo e vi assicuro che non è cosa da poco studiare quando non si può vedere.
Mi abituai a sentirmi dire che ogni cosa era impossibile, e che non c’era strada né speranza. Ciononostante ritornai avedere e a camminare, costruendomi una vita interamente nuova; un’esistenza felice e indaffarata e, mi auguro, utile. I miei unici momenti di tristezza sono quelli in cui sento individui intolleranti e di vedute ristrette dire agli altri che tutto sta andando a rotoli e che non esiste alcuna via d’uscita, nessuna speranza, nient’altro che tristezza, cose sempre uguali e desolazione, e che qualsiasi sforzo di aiutare gli altri è illusorio. So che non è vero.
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